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Conto Termico 3.0 o detrazione del 50%: cosa conviene per la pompa di calore?

“Vorrei sostituire la caldaia con una pompa di calore, conviene di più il Conto Termico 3.0 o la detrazione del 50%?” La risposta breve è: dipende. Non solo da quanto si recupera, ma anche da quando arrivano i soldi, da quanto si deve anticipare e dalle tasse che si pagano.

Le due strade non si possono sommare sullo stesso intervento: bisogna sceglierne una. Vediamo come funzionano e poi facciamo i conti su un caso reale.

Detrazione e Conto Termico a confronto

La differenza di fondo è semplice.

  • Conto Termico 3.0: contributo del GSE (Gestore dei Servizi Energetici). Soldi direttamente sul conto corrente entro pochi mesi dalla domanda, in una o più rate.
  • Detrazione 50%: sconto sull’IRPEF, recupero di metà della spesa in 10 rate uguali per un periodo di 10 anni (solo se si paga l’IRPEF).
Conto Termico 3.0 Detrazione 50%
Cos’è contributo del GSE sconto sull’IRPEF
Come arriva bonifico sul conto corrente minori tasse in dichiarazione
Quando unica rata fino a 15.000 €, 2 o 5 rate annuali a seconda della potenza sopra i 15.000 € 10 rate, una all’anno per 10 anni
Entità del beneficio Ia tot = Ei × Ci, dove Ia tot è l’incentivo annuo in €, Ei l’energia termica incentivata prodotta in un anno in kWh e Ci il valore riconosciuto a ogni kWh in €/kWh (vedi gli esempi più avanti) nel 2026: 50% della spesa per l’abitazione principale, 36% della spesa per gli altri immobili
Tetto massimo 65% delle spese ammissibili 30.000 € di detrazione per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento
Capienza fiscale nessuna capienza richiesta necessaria: almeno una rata di IRPEF all’anno
Disponibilità di risorse iniziali tutta la spesa, oppure spesa meno contributo GSE con il mandato all’incasso tutta la spesa, recuperata in 10 anni

L’installatore può anticipare il contributo con il mandato all’incasso

Con il Conto Termico c’è una possibilità in più, molto comoda: il mandato irrevocabile all’incasso. In pratica il cliente autorizza il GSE a pagare il contributo direttamente all’installatore. Il cliente paga solo la differenza tra il costo dei lavori e il contributo, e l’installatore aspetta il bonifico del GSE.

Per poter usufruire di questa ulteriore agevolazione è necessario rispettare scrupolosamente quanto prescritto dal GSE.

Se l’installatore accetta il mandato all’incasso, il vantaggio per chi non ha tutti i soldi subito è evidente.

L’esempio: una casa a Torino

Prendiamo un intervento tipico:

  • casa in zona climatica E (Torino);
  • si sostituisce la caldaia a gas con i radiatori con una pompa di calore aria-acqua e un pavimento radiante a bassa temperatura;
  • pompa di calore da 9 kW (Prated), efficienza stagionale ηs 178%, SCOP 4,53;
  • costo totale dell’intervento impiantistico: circa 20.000 €, IVA compresa;
  • è l’abitazione principale e i lavori si pagano nel 2026;
  • tetto del Conto Termico: 65% della spesa, cioè 13.000 €, lontano dal contributo calcolato.

Con il Conto Termico 3.0

La formula generale delle regole applicative del GSE è:

Ia tot = Ei × Ci

Per le pompe di calore elettriche l’energia incentivata è Ei = Prated × Quf × (1 − 1/SCOP) × kp, quindi il contributo totale diventa:

Contributo = Prated × Quf × (1 − 1/SCOP) × kp × Ci × anni

dove Prated è la potenza della pompa di calore, Quf le ore di utilizzo della zona climatica, kp il premio per l’efficienza (ηs diviso il minimo di legge), Ci il valore in € di ogni kWh di calore e “anni” il numero di annualità.

Nel nostro caso il contributo totale è di 5.093 €. Essendo sotto i 15.000 €, il contributo arriva in un’unica rata. Il GSE trattiene l’1% per le sue spese (circa 60 € con l’IVA): restano circa 5.030 € netti.

Con la detrazione del 50%

Il 50% di 20.000 € fa 10.000 €, recuperati in 10 rate da 1.000 € l’anno. La prima rata arriva con la dichiarazione dei redditi dell’anno dopo, quindi nel 2027, e l’ultima nel 2036.

Per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento la detrazione massima è di 30.000 € per unità immobiliare, cioè una spesa fino a 60.000 € al 50%.

Il confronto

Conto Termico 3.0 Detrazione 50%
Quanto si recupera circa 5.030 € 10.000 €
Quando un’unica rata, nel giro di qualche mese 1.000 € l’anno, dal 2027 al 2036
Soldi da anticipare circa 14.970 € con il mandato all’incasso, altrimenti 20.000 € 20.000 €
Costo finale dell’intervento circa 14.970 € 10.000 €
Capienza fiscale nessuna capienza richiesta almeno 1.000 € di IRPEF all’anno per 10 anni
Soldi recuperati anno per anno: Conto Termico e detrazione

Il Conto Termico restituisce meno, ma subito. La detrazione restituisce il doppio, ma un po’ alla volta e per dieci anni.

Sulla carta, in questo caso, la detrazione rende circa il doppio. Anche tenendo conto che 1.000 € fra dieci anni valgono meno di 1.000 € oggi, i 10.000 € della detrazione valgono comunque circa 9.000 € di oggi, ben più dei 5.000 € del Conto Termico.

Un altro esempio: un condominio a Torino

Prendiamo ora un intervento più grande:

  • condominio di 8 appartamenti con radiatori in zona climatica E (Torino);
  • si sostituisce la caldaia centralizzata a gas con una pompa di calore aria-acqua condominiale;
  • pompa di calore da 60 kW (Prated) ad alta temperatura, adatta ai radiatori, con efficienza stagionale ηs 153% e SCOP 3,9;
  • costo totale dell’intervento: circa 90.000 €, IVA compresa, tra pompa di calore, centrale termica, impianto elettrico, regolazione e progettazione;
  • tutti gli appartamenti sono abitazione principale e i lavori si pagano nel 2026;
  • tetto del Conto Termico: 65% della spesa: cioè 58.500 €.

Con il Conto Termico 3.0

La formula è la stessa, ma sopra i 35 kW il valore di ogni kWh (Ci) scende da 0,15 a 0,06 €/kWh e le annualità salgono da 2 a 5. Inoltre, per una pompa di calore ad alta temperatura il minimo di legge per l’efficienza stagionale è ηs 110%, invece del 125% previsto per la bassa temperatura.

Nel nostro caso il contributo totale è di 31.650 €. Essendo sopra i 15.000 €, arriva in 5 rate annuali da circa 6.330 €. Il GSE trattiene l’1% per le sue spese, con un massimo di 250 € più IVA: restano circa 31.350 € netti. La domanda la presenta il condominio, tramite l’amministratore.

Con la detrazione del 50%

Il 50% di 90.000 € fa 45.000 €, divisi tra i condòmini in base alla quota di spesa di ciascuno (di solito i millesimi). Ognuno recupera la sua parte in 10 rate annuali, dal 2027 al 2036, solo se ha IRPEF sufficiente.

Il confronto

Conto Termico 3.0 Detrazione 50%
Quanto si recupera circa 31.350 € 45.000 € se tutti gli appartamenti sono abitazione principale, 32.400 € se nessuno lo è
Capienza fiscale nessuna capienza richiesta ogni condòmino deve avere IRPEF sufficiente per la sua rata, per 10 anni

Sulla carta la detrazione rende di più, circa 13.650 € in più, ma solo se tutti gli otto condòmini abitano lì e hanno capienza fiscale per dieci anni. Basta che metà degli appartamenti non sia abitazione principale, con la detrazione al 36%, perché il totale scenda a circa 38.700 €, circa 7.350 € più del Conto Termico, che però arriva in metà del tempo e non dipende dalle tasse dei singoli condòmini.

In un condominio, quindi, la scelta dipende soprattutto dalla situazione fiscale dei condòmini, più che dall’impianto.

In conclusione

Non esiste un incentivo migliore in assoluto. Il Conto Termico eroga velocemente un incentivo da calcolare caso per caso, senza bisogno di avere tasse da scontare e senza anticipare tutta la spesa, se si usa il mandato all’incasso. L’importo ottenibile con la detrazione può, in certi casi, essere più cospicuo, ma è ottenibile in un periodo di tempo più lungo e richiede una certa capienza fiscale.

Prima di scegliere conviene fare i conti sul proprio caso, con i dati veri della pompa di calore e della casa. Se stai pensando di sostituire la caldaia, possiamo valutarlo insieme. Lo studio riceve su appuntamento: scrivimi o chiamami dai contatti del sito.

Fonti: D.M. 7 agosto 2025 (Conto Termico 3.0) e Regole applicative del GSE del 23 dicembre 2025; Legge di Bilancio 2026 per le aliquote delle detrazioni. Situazione aggiornata a ottobre 2026.

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